I presepi


Inviate le foto del Vostro presepe a redazioneweb@parrocchiasantabarbara.net o via Whatsapp al 333.385.000.2: Per ogni presepe pubblicheremo un massimo di 5 foto. 
Mostreremo le foto il 6 Gennaio, in Sala A. Luciani, dopo la tradizionale estrazione della "Lotteria delle Befane". Aspettiamo il vostro Presepe!

MARCAGGI MATTIA - Mestre (Parrocchia S.Pietro Orseolo)

L'ambientazione del mio Presepe è Venezia, in particolare il "Rio di Palazzo", Rio nella quale si può ammirare il famoso 'Ponte dei Sospiri'; in lontananza, l'Isola di San Giorgio, ne fa da sfondo. Il Presepio l'ho costruito interamente a mano tranne le statue della natività; i materiali utilizzati sono stati principalmente il polistirene e lo stucco; la colorazione con tempere Giotto. Per creare l'effetto lucido dell'acqua, una volta pitturata la base di un verde acqua, ho applicato con il Vivanil alcuni strati di pellicola trasparente da cucina. Dimensioni: cm. 19 x 23 (statuine da 6 cm.)

PERROZZI GIULIANA - Mestre (Parrocchia S.Barbara)

Presepe ambientato su una capanna,  disposta sul lato sinistro. Sono presenti molti  pastori con i loro animali e la scena incentra molto l'animazione sullo spazio attorno alla grotta, trasmettendo bene il senso dell'evento Santo, dello stupore che attira l'amore e la vicinanza verso gli Abitanti della capanna. Spazio ben utilizzato con molti materiali. La foto non ci fa vedere bene gli effetti delle luci nascoste. Un presepe comunque piacevole da guardare nei dettagli.

VASTA ANNA - Mestre (Parrocchia S.Barbara)

Una natività di pregio, oltre che per il valore delle statuine, soprattutto per il lavoro di costruzione dei diversi livelli e per la collocazione delle luci che esaltano ogni spazio. La scena è equilibrata, ben costruita e piace l'idea originale che la capanna sia non nella tradizionale posizione in basso ma su una sommità. Ad arricchire la scena un tocco manuale molto bello: il cielo realizzato a mano con pennarello dorato e su un cartoncino blu.

VISENTIN ROBERTO - Mestre (Parrocchia S.Barbara)

In questo presene apprezziamo il gioco di luce che valorizza molto la natività. Qui si percepisce bene come un'umile capanna (qui sul lato destro della scena) sia capace di "illuminare", di scaldare il paesaggio rispetto alle montagne, fredde e giustamente in ombra, delle quali si intuiscono le sagome quasi a segnalarci la distanza dalla quale provengono pastori, contadini e massaie. Molto delicato ed emozionante ciò che vediamo nella grotta. 

ZANE EMANUELE - Mestre (Parrocchia S.Barbara)

Pietre, sassi, tronchi ed altri oggetti naturali arricchiscono questa scena e ci fanno quasi capire che il percorso per la grotta non era così brullo e pianeggiante come forse pensiamo: simboleggia la fatica del viaggio per seguire la stella cometa e giungere alla grotta. Peccato che le foto non ritraggano le luci accese, sicuramente molto suggestive. Inconsueta la presenza di un albero di Natale nello spazio a destra che riproduce la città di Betlemme: ci aiuta a ricordare che questo simbolo fu in origine sostituito dalla Chiesa con l'agrifoglio, per simboleggiare con le spine la corona di Cristo e con le bacche le gocce di sangue che escono dal capo.

REGOLAMENTO DEL CONCORSO PRESEPI 2018

Il concorso è aperto a tutti coloro che desiderano partecipare: inviate le vostre foto (preferibilmente scattate in formato orizzontale) a redazioneweb@parrocchiasantabarbara.net, o via whatsapp al 333.385.000.2 oppure ancora postando l'immagine sulla nostra pagina Facebook. Se potete aggiungete qualche nota: con chi l'avete realizzato, se ci sono materiali particolari o elementi cui siete affezionati per motivi familiari, dove l'avete collocato e così via. Se sarà possibile, una commissione verrà a casa vostra a visionarlo dal vivo (quindi meglio se ci fate avere in privato il vostro indirizzo): tutti i presepi verranno proiettati il 6 gennaio alle 10,50 in sala teatro, durante la cerimonia di estrazione della lotteria delle Befane.

IL PRESEPE: STORIA E SIGNIFICATO PER LA CRISTIANITA'

Il termine deriva dal latino praesaepe, cioè greppia, mangiatoia, ma anche recinto chiuso dove venivano custoditi ovini e caprini; il termine è composto da prae (innanzi) e saepes (recinto), ovvero luogo che ha davanti un recinto. Un'altra ipotesi fa nascere il termine da praesepire cioè recingere. Nel latino tardo delle prime vulgate evangeliche viene chiamato cripia, che divenne poi greppia in italiano, krippe in tedesco, crib in inglese, krubba in svedese e crèche in francese. Il termine presepe è utilizzata, oltre che in Italia, anche in Ungheria, perché vi giunse via Napoli nel XIV secolo quando un discendente Angiò divenne re di quelle regioni, Portogallo e Catalogna.

Questa usanza, all'inizio prevalentemente italiana, ebbe origine all'epoca di San Francesco d'Assisi che nel 1223 realizzò a Greccio la prima rappresentazione della Natività, dopo aver ottenuto l'autorizzazione da papa Onorio III. Francesco era tornato da poco (nel 1220) dalla Palestina e, colpito dalla visita a Betlemme, intendeva rievocare la scena della Natività in un luogo, Greccio, che trovava tanto simile alla città palestineseTommaso da Celano, cronista della vita di San Francesco descrive così la scena nella Legenda secunda: «Si dispone la greppia, si porta il fieno, sono menati il bue e l'asino. Si onora ivi la semplicità, si esalta la povertà, si loda l'umiltà e Greccio si trasforma quasi in una nuova Betlemme». Il presepio di Greccio ha come antefatto le "sacre rappresentazioni" delle varie liturgie celebrate nel periodo medievale.

Nella rappresentazione preparata da San Francesco, al contrario di quelle successive, non erano presenti la Vergine Maria, San Giuseppe e Gesù Bambino; nella grotta dove era stata allestita la rappresentazione erano presenti una mangiatoia sulla quale era stata deposta della paglia e i due animali ricordati dalla tradizione Nella Legenda prima, Tommaso da Celano ci dà una descrizione più dettagliata della notte in cui fu allestito il primo presepio a Greccio; il racconto di Tommaso è poi ripreso da Bonaventura da Bagnoregio nella Leggenda maggiore: «I frati si radunano, la popolazione accorre; il bosco risuona di voci, e quella venerabile notte diventa splendente di luci, solenne e sonora di laudi armoniose. L'uomo di Dio [Francesco] stava davanti alla mangiatoia, pieno di pietà, bagnato di lacrime, traboccante di gioia, Il rito solenne della messa viene celebrato sopra alla mangiatoia e Francesco canta il Santo Vangelo. Poi predica al popolo che lo circonda e parla della nascita del re povero che egli [...] chiama "il bimbo di Betlemme". Un cavaliere virtuoso e sincero, che aveva lasciato la milizia e si era legato di grande familiarità all'uomo di Dio, messer Giovanni di Greccio, affermò di avere veduto, dentro la mangiatoia, un bellissimo bimbo addormentato che il beato Francesco, stringendolo con ambedue le braccia, sembrava destare dal sonno» (Bonaventura, Legenda maior, XX) La descrizione di Bonaventura è la fonte che ha usato Giotto per comporre l'affresco Presepe di Greccio, nella Basilica superiore di Assisi.