Ricordiamoli

RICORDIAMOLI INSIEME

Questa sezione è dedicata al ricordo di persone che hanno dato molto del loro Amore e del loro impegno alla Comunità Cristiana, ma che purtroppo non ci sono più. Ricordandone i volti e le storie personali in questo spazio, speriamo di contribuire a tenere vivida la fiamma del loro fulgido esempio di Cristianità, rivivendo il raccoglimento con la quale abbiamo accolto e raccontato, sul sito o altrove, la notizia della loro dipartita terrena in modo da rendere più dolce questo viaggio. Li accompagniamo alla Casa del Padre con le nostre preghiere, promettendo loro che non li dimenticheremo mai.

Mercoledì 8 Luglio 2015 a sua scomparsa


ADDIO ADRIANO PIZZATI, 
MUSICA DELLA VITA

"Serenamente si addormentò nel Signore dopo una vita interamente dedicata alla famiglia, al lavoro e alla musica". Così hanno fatto scrivere i figli sull'epigrafe che, da mercoledì 8 Luglio, accompagna la triste notizia della scomparsa di una persona cara a molti e a quanti hanno frequentato, in tutte le epoche, la nostra Parrocchia.


Adriano Pizzati ha lasciato un vuoto grande come le cose che ha creato, un dolore immenso come l'amore che ha dato per l'arte, trasmessa con sapienza all'intera famiglia e a moltitudini di persone che, siamo certi, hanno amato la musica grazie a Lui.

Anche questa scomparsa ci tocca da vicino, perchè la storia della Sua famiglia è  fortemente legata a quella della nostra Parrocchia fin dalle origini: la testimonianza di Adriano compare infatti tra le pagine più belle del nostro Archivio Storico e, ovviamente, dei nostri ricordi:  molte sono le occasioni in cui i Pizzati hanno collaborato con la Parrocchia. organizzando spettacoli ed applauditissime esibizioni. 

Giovanni Battista Franco è scomparso a Marzo 2015


CIAO, MAGO TITTA


Un po' di polvere di stelle, la poesia di un eterno bambino infervorato e con gli occhi lucidi, soprattutto quando avevi davanti le bocche spalancate di quei piccoli batuffoli vestiti d'azzurro che amavi stupire con i gesti veloci di quell'arte misteriosa che hai fatto tua: la magia. Un geloso segreto imparato chissà come ed esibita con tale maestria da farti conoscere e benvolere da tutto l'Asilo e da tutta la Parrocchia come un mago: il mago Titta, al secolo Giovanni Battista Franco. Sei stato un idolo per loro e per noi, perchè su tutto c'era la tua generosità, disponibilità verso quei piccoli, ingenui spettatori assetati di vita e quasi sempre c'eravamo anche noi, a stupirci. Ti piaceva farlo, sorprenderci con l'impossibile. No, oggi non c'è un foulard che ti farà riapparire, non sei uno di quegli oggetti che ritornavano tra le tue mani, tra lo stupore puro dei nostri bimbi. Oggi la magia non è riuscita, e Titta non c'è più. Poco importa sapere cosa ti abbia portato via, lasciandoci in pochi giorni un'altra struggente scomparsa che ci fa restare a bocca aperta, ancora, e purtroppo, stupiti e addolorati. Non ci sarà più un gesto sapiente e veloce, un sorriso e tante piccole mani che battono strillando. Ora l'asilo, i nostri bimbi saranno un po' più soli perchè, assieme alla tua bacchetta ed al tuo sorriso, è sparita una parte delle nostre vite, così a Te rimane un compito, un'ultima magia, oggi la più difficile: far sparire.. la nostra tristezza. Grazie, Titta. Buon Viaggio. (fdc)

Il 16 Marzo 2015 è mancato a 80 anni Mario De Rossi, storico sacrestano negli anni '70 e '80.


ARRIVEDERCI MARIO, AMICO DI NOI RAGAZZI


Anche Tu ci hai lasciati, perchè non era più il tuo tempo. Eppure ce ne hai regalato tanto del tuo, figura onnipresente nei nostri ricordi e nella vita della nostra Parrocchia, che per Te è stata a lungo una casa, e noi i tuoi ragazzi. Mario De Rossi, "Marietto" per tutti noi, ha fermato le sue lancette di vita terrena oggi, a 80 anni. 

A lui leghiamo il ricordo dei teneri giorni trascorsi all'ombra di un campanile allora molto più basso, ma non per questo meno potente. Lo hai fatto suonare mille volte, in quelle estati assolate in cui il parroco chiamava e tu correvi, anzi: guizzavi, sguardo vispo, sempre in movimento, sempre silenzioso ma più che mai presente ed esempio per tutti noi. 

Talmente presente che la notizia di oggi ci lascia sbigottiti, con il petto carico della simpatia che ci hai saputo dare in silenzio e che non abbiamo dimenticato: sempre complice, anche quando ci dicevi "..Ghe o digo a Don Ettore!" sapevamo che non l'avresti mai fatto. Affidabile, buono, per noi irrinunciabile, come la tua bicicletta. Non lo davi a vedere, ma sicuramente anche noi ragazzi, oggi uomini con i capelli grigi e donne di esperienza, eravamo irrinunciabili per te. Ti dedichiamo questo saluto, commosso perchè riconoscente, perchè tu ci salutavi sempre, uno a uno. Anche stavolta sarà così: ciao "Marieto!", "ciao Fantuìn".  (fdc)

I8 Marzo 2015: ci ha lasciati Jole Anoè, 92 anni, tra le fondatrici del Gruppo Donne di Azione Cattolica.


GRAZIE, JOLE

Con gran dispiacere della nostra comunità il giorno 8 marzo è mancata Jole Anoè di anni 92. La ricordiamo perché è stata una delle prime fondatrici del “Gruppo Donne di Azione Cattolica” voluto dal nostro parroco di allora, don Ettore Fuin. Fin dalle origini della nostra parrocchia Jole e le altre signore si riunivano come adesso il mercoledì pomeriggio per un incontro di catechesi con il parroco. Purtroppo gli anni passano, erano in tante e una alla volta ci hanno lasciato, ma ce ne sono ancora, ultranovantenni, che sono in comunione con il nostro gruppo. Jole, un carattere dolce, premuroso, un sorriso aperto e due occhi azzurri come il cielo, ha donato tanto a tutti noi. Quando andavano a trovarla a casa negli ultimi mesi amava ricordare i bei tempi passati in gioventù con altre signore a darsi da fare per il bene della Parrocchia,  in semplicità, armonia e letizia di cuore, felici di essere assieme. Dalle semplici festicciole alla festa di “Mamma Margherita”, le famose frittelle e anche il lavoro. Negli anni dal 1958 al 1966, al pomeriggio delle domeniche d’inverno,  nella Sala Chiesa (ora Sala Teatro Albino Luciani) si riempiva la grande stufa con quello che si aveva (foglie, legno, cartoni) per riscaldare i bambini che guardavano il cinema; alla fine della proiezione si puliva e si preparava per celebrare la Messa serale. La tua testimonianza ci sia di guida, grazie Jole per quanto hai fatto per tutta la comunità.

Mariarosa e il Gruppo Donne di Az. Cattolica  

Dicembre 2015: ci lascia don Franco De Pieri, figura centrale della cristianità veneziana


ADDIO, DON FRANCO

E'morto un gigante. E molti, troppi, a Mestre ne sentiranno la mancanza. E' salito in cielo dai tanti che lo attendevano: primo tra tutti mons. Valentino Vecchi, il maestro mai dimenticato. E' morto un gigante, perché don Franco De Pieri è uno di quei preti della Chiesa veneziana e uno di quegli uomini della città di Mestre che ha decine di motivi per essere ricordato. Come mons. Vecchi, appunto. Lui ne è stato un bravo discepolo non perché ne ha scimmiottato le movenze, né gli interessi; ma perché ha saputo trovare un suo modo di essere prete capace di far presa sulle persone e di lasciare segni nella città e negli animi. Basti dire, tanto per partire dalla fine, che ancora adesso la chiesa di San Girolamo si riempiva quando diceva messa lui, la domenica, perché questo prete di 77 anni in pensione era ancora in grado di predicare e celebrare mettendo in campo testa e cuore. E' stato così per tutta la sua vita: lo sanno bene quelli di San Lorenzo, del Corpus Domini e di San Paolo, le parrocchie di cui è stato cappellano o parroco; ma anche quelli che, pur non essendo suoi parrocchiani, lo seguivano ovunque andasse, perché ne erano attratti o perché aveva compiuto qualcosa di importante nelle loro vite.

Circa 6000 sono invece le persone che sono state accolte e aiutate in questi tre decenni di attività; 170 circa gli ospiti presenti ogni giorno nelle strutture del Centro Don Lorenzo Milani, in particolare a Forte Rossarol di Tessera, trasformato in una vera cittadella dell'accoglienza. Il Don Milani è diventato questo colosso della solidarietà perché, sotto la costante e attenta presidenza di don Franco, ha saputo trasformarsi, per soddisfare le nuove esigenze, inseguire le nuove povertà, trovare la necessaria sostenibilità economica, senza la quale le persone non si aiutano e gli operatori non lavorano. Così, quando le comunità di recupero classiche, per la cura degli eroinomani, sono entrate in crisi, il Centro di don De Pieri aveva già cominciato ad accogliere alcolisti, cocainomani e giocatori patologici, ad aprirsi al mondo delle cooperative, ad entrare nelle scuole con i suoi operatori, a sostenere nella ricerca di un lavoro chi ha meno risorse, a ospitare rifugiati e minori stranieri non accompagnati, a presentare per sé e per altri enti progetti europei. E' così che il Centro Don Milani è diventato quella realtà così poliedrica che è oggi, raggiungendo livelli di eccellenza in diversi ambiti. Don Franco ha saputo scegliere e accompagnare le persone giuste per ottenere tutti questi risultati. Per le sue capacità, gli è stato chiesto di salvare un altro centro, a Verona, che stava per crollare: ed è riuscito nell'impresa. Per anni è stato anche il vicepresidente della federazione mondiale delle comunità terapeutiche.

Nel frattempo ha continuato ad essere prete, tutto il giorno, tutti i giorni. Dopo aver fatto nascere il centro per le tossicodipendenze ha fatto germogliare dal nulla una parrocchia al Corpus Domini del Rione Pertini di Mestre. Diceva messa in un prefabbricato, prima di far costruire la chiesa progettata dall'amico Ettore Vio. Quando ormai poteva tirare i remi in barca, ha accettato di giocarsi di nuovo in un'altra esperienza pastorale, nella parrocchia di San Paolo di Mestre, fino alla pensione. Pensione per modo di dire: al compimento dei 75 anni ha predisposto tutto per iniziare una nuova fase della sua vita. Ha saldato conti, chiuso partite, messo ordine, venduto quello che non gli serviva più. Voleva ripartire più leggero, in terra di missione: in Brasile, vicino a Recife, in una parrocchia salesiana guidata da un suo cugino, don Franceschino Cibin. Lo aveva già fatto, per un anno, nel 2003. Questa volta, invece, doveva essere per sempre. Dopo un anno, invece, ha dovuto fare ritorno a Mestre. Il cuore, che già una volta l'aveva avvertito, aveva ricominciato a fare le bizze. Sono riusciti, per un periodo, a stabilizzare le sue condizioni di salute. Lo scorso 17 dicembre, alla cena con i dipendenti del Don Milani, sorrideva a tutti, ma confidava di non sentirsi bene. Quel cuore, un cuore che ha accolto un'infinità di persone, ha donato generosamente aiuti e parole buone, consigli e anche rimproveri, l'ha tradito. All'improvviso, ma senza coglierlo impreparato. Impreparati sono solo i tantissimi che hanno trovato in questo prete un rifugio, una mano amica, una parola di conforto e di vita. Come il sottoscritto. ( Paolo Fusco - da GENTE VENETA, n.49/2015)