Missione Ol Moran

OL MORAN, L'ABBRACCIO DEI FRATELLI 
Testimonanze e racconti dalla missione diocesana in Kenya  
contributi  di Marina Beneforti e dei Volontari della Missione

 RAGAZZI DI SANTA BARBARA PELLEGRINI IN KENYA: 
"SERVONO QUATTRO AULE PER 380 RAGAZZI" 

Tutto ebbe inizio lo scorso inverno quando i giovani di Santa Barbara incontrarono don GIacomo Basso, il giovane sacerdote mestrino, che da alcuni anni è parroco della parrocchia di Ol Moran in Kanya, dove c'è una missione che anche noi di Santa Barbara aiutiamo: tra i volontari, infatti, c'è la pediatra Marina Beneforti, nostra parrocchiana, che organizzò quell'incontro. Fu una folgorazione, ed oggi i nostri generosi ragazzi vogliono andare lì, a dare una mano per la costruzione di 4 Aule da 9x7 metri, complete di finiture, impianti, arredi scolastici e serbatoi per l'acqua. "Servono 60 mila euro", è l'appello di don Basso che ha mobilitato tutti, e i nostri ragazzi non si tirano indietro: si tratta di trovare i fondi per per far studiare 380 ragazzi. Dell'iniziativa si era già parlato due settimane fa  presso la Casa studentesca San Michele di via Carducci, quando don Basso presentò l'appello  assieme a don Fausto Bonini, già parroco di San Lorenzo e l’architetto Stefano Bertaggia.

L’impegno del giovane e volenteroso sacerdote si è concentrato sull’educazione dei ragazzi kenioti, un modo per costruire rapporti in un paese dove lo scontro tra etnie diverse in lotta tra loro rende difficile lo sviluppo del paese e dove oggi molte famiglie preferiscono mandare i ragazzi a lavorare nelle campagne invece che studiare. Il nuovo progetto permetterà la costruzione di altre 4 aule nuove in pietra (, necessarie per sostituire le strutture temporanee e per ottenere il riconoscimento statale di scuola parificata che garantisca un titolo di studio riconosciuto ai 380 alunni che frequentano la scuola dall’asilo alla classe ottava e per poter inoltre sostenere gli esami di stato alla fine del ciclo.La scuola è sorta, dal 2009 ad oggi, nel vicino paese di Ngare Narok, a 3 chilometri da Ol Moran. Per costruire le prime quattro aule, con impianti elettrici e serbatoi dell’acqua sono stati spesi tra luglio 2015 e febbraio 2016, 60 mila euro. Manca ancora la dipintura esterna. Al momento la falegnameria parrocchiale sta facendo i banchi e le sedie, e altri arredamenti. Con le nuove aule i ragazzi potranno sostenere a novembre i primi esami di stato. Ora si cercano altri 60 mila euro per altre quattro aule.

A luglio, durante la festa annuale della scuola “Tumaini Day”, ci sara’ una cerimonia di inaugurazione dei nuovi edifici. benedetti nel 2015 dal patriarca Moraglia in visita. «Il costo sara’ lo stesso: 60 mila euro (tra costruzioni e arredamenti)», spiega don Giacomo, «e i lavori partiranno non appena arriveranno i fondi raccolti con l’aiuto dei cittadini di Mestre. Per sostenere il progetto si può inviare una offerta sul seguente conto corrente bancario intestato a Basso Giacomo Missione Ol Moran, numero: 00173/010/00184 . La banca di riferimento è il Credito Emiliano filiale di Mestre. Iban: IT 69 Z0303202002010000000184

Redazione Web - parti tratte da La Nuova Venezia)
OL MORAN: I CORSI PER IL LINGUAGGIO DEI SEGNI
E IL PELLEGRINAGGIO A VENEZIA E MILANO

In queste settimane, due notizie da segnalare dalla Missione. La prima è una nuova iniziativa di carità: il gruppo parrocchiale per sordomuti "Santo Stefano" ha iniziato un programma di formazione per genitori e volontari per imparare il linguaggio dei segni e un programma per visitare le famiglie dei sordomuti nel territorio della missione. Il gruppo e' coordinato da una della suore della missione, Sr. Catherine. in questi giorni di Giugno, invece, alcuni componenti della Parrocchia San Marco di Ol Moran sono in pellegrinaggio in Italia, in occasione dell'Anno Santo della Misericordia: si sono quindi recati a Roma, a Milano e a Venezia dove si trovano in questi giorni graditi ospiti!  Creata nel 1997, la Parrocchia di San Marco di Ol Moran appartiene alla Diocesi di Nyahururu (KENYA), che si estende sugli altopiani del Nyandarua e del Laikipia County, nella regione centrale, in una zona rurale e semiarida sulla linea dell’Equatore. La parrocchia comprende un territorio piuttosto ampio (50x30 km) dove vivono circa 10 mila abitanti appartenenti a 12 etnie sparse e mescolate in vari villaggi. La Parrocchia è sorta come Missione della Diocesi Patriarcato di Venezia, in collaborazione con la Diocesi di Nyahururu e con la Diocesi di Padova.
IL NATALE DI OL MORAN: LA FESTA DALLA MISSIONE

Natale arriva in tutti i cuori del mondo, e più volte abbiamo pensato - in questi giorni di festa - al Natale di Ol Moran e delle altre missioni in cui sono impegnati i nostri missionari e volontari diocesani. Oggi possiamo documentare questo Natale grazie ad altre bellissime immagini che ci arrivano dal Kenia e nelle quali possiamo vedere la messa della notte di Natale, il meraviglioso presepe fatto con pochi mezzi ma con tantissimo cuore e profonda fede dai ragazzi della Parrocchia nella nuova chiesa parrocchiale di San Marco,  progettata dall’architetto veneziano Stefano Battaglia e inaugurata pochi mesi fa: bambini e giovani si sono incontrati in questi giorni di festa e hanno lavorato duramente per costruire le statuette del presepe, la capanna, i monti, le palme. Poi il presepe è stato benedetto da don GIacomo Basso. Nelle immagini, anche l'incontro dei giovani che hanno intervistato tre coppie sull'argomento della Misericordia in famiglia: uno dei temi dettati dal Giubileo 2015, discussione approfondita dai giovani di Ol Moran che, grazie alla Missione e alla Parrocchia, sperimentano la vita in comune, il confronto.

Ospiti della Missione, in questo periodo, ci sono anche i due nuovi diaconi della Diocesi di Venezia, don Davide Rioda e don Federico Bertotto, che a Febbraio si alterneranno con don Alessio Sottana e don Massimiliano Causin, anch'essi di recente nominati Diaconi. 

LA PARROCCHIA DI SAN MARCO: IL CUORE VENETO
PORTA LA FEDE DOVE NON C'E' NULLA..TRANNE GESU'.

La parrocchia di San Marco di Ol Moran fu istituita nel gennaio 1997. E’ situata in una zona semi-arida di savana, nel versante nord della Diocesi di Nyahururu, nelle regione centrale del Kenya. Nel territorio della parrocchia, esteso circa 1000 kmq, convivono persone appartenenti a diversi gruppi etnici (di maggioranza Kikuyu, Turkana, Pokot, ma anche Tugen, Kisii, Nandi, Samburu, Kalenjin, e altri). La parrocchia e’ organizzata in 15 “out-stations” (o cappelle) sparse nel territorio, dove si sviluppa anche la vita dei gruppi parrocchiali (bambini, giovanissimi e giovani, coro, associazioni cattoliche, comunita’ di base). La parrocchia e’ stata aperta con don Giovanni Volpato, sacerdote “Fidei Donum” del Patriarcato di Venezia, a cui e’ succeduto l’attuale parroco don Giacomo Basso, di Mestre (Venezia). Vicario Parrocchiale e’ Fr. Sebastian Gathogo, sacerdote diocesano di Nyahururu. A Ol Moran e’ presente anche una comunita’ di religiose, le Suore “Ancelle della Visitazione”, che si dedicano soprattutto alla cura dei piu’ poveri e degli ammalati, oltre che a varie attivita’ pastorali. Uno dei progetti preminenti promossi dalla parrocchia e’ il Programma di Sostegno alla Scuola (The School Support Programme). Il programma coordina vari progetti per lo sviluppo delle scuole e dell’educazione: il sostegno per studenti meritevoli ma economicamente svantaggiati (detto anche “adozioni a distanza”), la Casa Studentesca “Hekima House” (Casa della Sapienza) per studenti che frequentano la scuola secondaria di Ol Moran, lo sviluppo delle strutture scolastiche (aule, scuole nuove, uffici per la scuola, ecc.), e iniziative di formazione per studenti e insegnanti. Altri progetti sociali: Dispensario Parrocchiale e Casa per Bambini Denutriti (gestiti dalle Suore); gruppi di sviluppo (tessitrici, cooperativa per i cereali); “Food for Work” (Cibo per Lavoro: lavori in cambio di aiuti alimentari).

IL NOSTRO AIUTO, IMMAGINI DA OL MORAN

Marina Beneforti, pediatra volontaria a Ol Moran, ci invia queste straordinarie immagini della comunità parrocchiale in festa, nel versante nord della Diocesi di Nyahururu, nelle regione centrale del Kenya. Nel territorio della parrocchia, esteso circa 1000 kmq, convivono persone appartenenti a diversi gruppi etnici (di maggioranza Kikuyu, Turkana, Pokot, ma anche Tugen, Kisii, Nandi, Samburu, Kalenjin, e altri). Uno dei progetti preminenti promossi dalla parrocchia e’ il Programma di Sostegno alla Scuola (The School Support Programme), la Casa Studentesca “Hekima House” (Casa della Sapienza) per studenti che frequentano la scuola secondaria di Ol Moran, lo sviluppo delle strutture scolastiche (aule, scuole nuove, uffici per la scuola, ecc.), e iniziative di formazione per studenti e insegnanti. Altri progetti sociali: Dispensario Parrocchiale e Casa per Bambini Denutriti (gestiti dalle Suore); gruppi di sviluppo (tessitrici, cooperativa per i cereali); “Food for Work” (Cibo per Lavoro: lavori in cambio di aiuti alimentari). Qui sotto potete collegarvi col sito di Ol Moran, nel quale sono riportati tutte le donazioni ricevute - comprese quelle della nostra Parrocchia - e l'avanzamento dei vari progetti. Grazie a Marina, a coloro che si impegnano nelle Missioni e ai nostri Parrocchiani che le sostengono!

IL PATRIARCA FRANCESCO
RACCONTA A GENTE VENETA
L'AFRICA DI OL MORAN 
 
Dall’1 al 6 luglio scorsi ha appena svolto una vera e propria visita pastorale, intensissima, nella missione veneziana di Ol Moran in Kenya e, a poche ore dal suo ritorno, il Patriarca Francesco Moraglia ha voluto stendere, in un'ampia intervista sulle pagine del settimanale diocesano Gente Veneta oggi in uscita, un primo bilancio di questo suo viaggio in Africa, del quale riportiamo un breve stralcio. «Parlo dell’Africa che ho visto ad Ol Moran in una situazione di vita del tutto differente dalla nostra: ciò che per noi è povertà, là rappresenta uno standard di vita perfino auspicabile, un traguardo da raggiungere, una meta che, di fatto, solo pochi conseguiranno. Le cappelle (comunità di base) che ho visitato esprimono, da un lato, tale povertà ma anche una semplicità e gioia di vivere capaci di generare relazioni umane per noi del tutto impensabili. In tale situazione, di radicale povertà, ho avuto la grande gioia di celebrare l’Eucaristia e amministrare, a più persone, l’unzione dei malati. Ho incontrato molti laici a pieno servizio della Chiesa, nonostante il loro lavoro quotidiano e la loro famiglia; sono catechisti, leader delle comunità di base e responsabili dei vari ambiti della pastorale. Questo mi ha subito richiamato alla mente quanto cerchiamo di fare a Venezia nel nostro cammino di conversione pastorale, seguendo l’esortazione apostolica Evangelii gaudium di Papa Francesco; mi sembra che su tale visione - comunità di base, cenacoli - a Ol Moran siano più avanti di noi e ci precedano. In questo la nostra Chiesa deve guardare alla piccola parrocchia del Kenya che si chiama Ol Moran. E Ho toccato con mano il grande lavoro compiuto dai sacerdoti che hanno prima fondato la parrocchia e, poi, l’hanno fatta crescere: don Giovanni Volpato innanzitutto e, poi, don Giacomo Basso; se non ci fosse stato il loro “sì” e la loro dedizione (non sono state figure di passaggio), Ol Moran semplicemente non esisterebbe». Alla domanda se qualcuno, tra le persone incontrate, gli avesse manifestato il desiderio di venire a migrare in Europa, il Patriarca ha così risposto: “No, nessuno! E, da parte mia, in almeno in un’omelia e in una catechesi ho rimarcato di non guardare all’Europa come a un miraggio o un modello da imitare acriticamente perché noi europei, oltre ad aver fatto cose buone, ne abbiamo anche sbagliate tante. Per esempio, abbiamo smarrito il valore della persona umana nella sua irripetibilità e centralità e, inoltre, tante sofferenze odierne dell’Africa hanno un’origine ben precisa e un nome: la politica dell’Europa, soprattutto nell’Ottocento e nei primi decenni del Novecento, e alludo alle scelte politiche colonialiste. Ho anche voluto dir loro in modo forte di mantenere vivo il senso della paternità e della maternità e il conseguente rispetto per la vita umana, dal suo primo manifestarsi nel grembo materno fino alla vecchiaia più avanzata”.  (da "Gente Veneta")
Editoriale

VIENICI A PARLARE
DEL LORO CUORE
 




Hai portato l'abbraccio del Padre, hai conosciuto una terra dove c'è bisogno di noi, dove ogni cosa è preziosa: l'acqua, una medicina, una carezza, un'Ospite. E qui a Ol Moran è stata festa grande, per Te, per la Chiesa di Cristo che con molta fatica qui si è edificata, per gli studenti della Tumaini Academy, con i quali hai condiviso la gioia della posa della prima pietra e una nuova avventura. Torna presto, Francesco, e racconta alle nostra genti quanto grande sia il sorriso di questi bambini che non hanno nulla, di queste persone che da oggi hanno una speranza di una vita migliore, grazie anche a quel poco che possiamo donare loro. Riportaci la disarmante bellezza di quella festa pura, semplice, dettata dal cuore perchè contagiata dal Cristo. E portala nelle nostre Parrocchie, seme di evangelizzazione che deve ripartire dal cuore, dalle famiglie, dalle genti. Tu tornerai, ma sappiamo che c'è ancora molto da fare perchè tutto il mondo sia davvero la casa che il Padre ha creato per noi, molto prima dell'avidità dei potenti che l'hanno spesso resa difficile da viverci. Martedì tornerai a Venezia, città bellissima ma lontana anni luce dai problemi veri di quel mondo che in pochi conoscono e che in meno ancora vogliono aiutare e capire. Questi fretelli sono nostri fratelli, e questa gente ha accolto Te e la Chiesa di Gesù per ringraziare, con l'umiltà semplice di chi non conosce l'egoismo, tutti noi che abbiamo voluto bene a Ol Moran, a queste e alle altre genti che la nostra Chiesa - e la nostra Diocesi in particolare - tentano di aiutare. Preghiamo per loro, per il nostro sacerdote don Giacomo Basso che è tra loro per rispondere alla loro sete di Dio Padre, per farlo arrivare nei villaggi e nelle scuole, tra i giovani, gli scout, i catechisti della comunità di Ol Moran. Vederti tra loro, Francesco, è vedere la mano di Dio come se fosse la mano di ognuno di noi. (fdc)